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Adempimenti ASL Rischio Esplosione

Buongiorno

Sono Italo Moro, ingegnere chimico, con un’esperienza pregressa di ricerca finalizzata al recupero di metalli NON ferrosi (piombo, zinco, rame, sali alluminiferi), con la tecnologia elettrochimica:                           mi occupo di sicurezza da circa 25 anni, ossia da prima che si avviasse la normativa europea sulla Sicurezza sul Lavoro, per cui ho pensato che potrei esserti utile per farti stare sereno su alcuni recenti adempimenti imposti alle industrie galvaniche.

Leggi questo articolo fino alla fine: ti prometto che troverai un po’ di spunti utili per orientarti al meglio,  tutelare te, la tua azienda e i tuoi dipendenti.

Come forse avrai già saputo, di recente le ASL del comparto di Milano e Ovest Milano hanno avviato un Piano mirato di Prevenzione per il Rischio di esplosione nel Comparto Galvanico coinvolgendo, inizialmente, tutte le industrie galvaniche della città di Milano e dell’area Milano Ovest.

Il Piano Mirato di Prevenzione settore delle galvaniche scaturisce dalla delibera di G.R. XI/164 del 29 maggio 2018 Regione Lombardia, emanata a fronte del significativo incremento del numero di infortuni gravi e mortali occorsi da inizio 2018, con l’intenzione di incrementare il numero di imprese da sottoporre a controllo e quindi incrementare il numero dei controlli, attraverso un Piano Straordinario di Intervento.
Per poter raggiungere l’incremento delle attività di prevenzione e di contrasto al fenomeno infortunistico si è ritenuto di affiancare alle tipologie tradizionali di controllo un approccio sistemico più efficace, capace di coniugare e modulare azioni di vigilanza con azioni di assistenza alle imprese.

Un recente evento infortunistico mortale dovuto ad una esplosione,  durante l’effettuazione di operazioni di manutenzione all’interno di una vasca galvanica, ha evidenziato gli effetti devastanti che questo rischio può comportare.
In considerazione di quanto sopra evidenziato il comparto galvaniche è stato inserito tra i settori di attività considerati prioritari, ai fini della sicurezza sul lavoro, nel “Protocollo d’Intesa per potenziare la sicurezza sul lavoro in ambiti particolarmente a rischio” sottoscritto presso la  Prefettura di Milano.
Il Piano Mirato prevede di coinvolgere, nel periodo 2019-2020, una selezione significativa di aziende, inizialmente del territorio di Milano e Milano Ovest.

Il campione di aziende sarà invitato a compilare una scheda di autovalutazione, relativa ai processi di analisi e valutazione del possibile rischio di esplosione presente in azienda.

La scheda dovrà essere compilata dalle aziende coinvolte entro il 30 giugno 2019.
A  partire dal settembre 2019, sarà effettuata una campagna di vigilanza da parte di ATS attraverso l’analisi delle schede e dei documenti ricevuti, audit e attività ispettiva sul campo. La scelta delle aziende da sottoporre a vigilanza sarà orientata in prima istanza alle aziende che non hanno compilato la scheda di autovalutazione.

Poiché questo genera preoccupazione ho pensato di venirti in aiuto.

Devo farlo, soprattutto perché non tutti i consulenti sono specializzati nel settore galvanico e, contemporaneamente, negli aspetti collegati al rischio esplosione.

Questa carenza di competenza in ambito chimico, elettrochimico e nelle reazioni che possono generare esplosioni, può spingere a minimizzare e/o a dare suggerimenti sbagliati (il guaio è che poi il Datore di lavoro, in caso di eventi o sopralluoghi, risponde sempre in prima persona, penalmente ed economicamente.

 Eccoti allora, alcuni punti fermi.

  1. La compilazione della scheda di valutazione è inevitabile, altrimenti, come azienda che NON ha compilato la scheda, sarai tra i primi ad essere soggetto ai controlli, con le conseguenze che puoi ben immaginare.

Ora, ragioniamo insieme: quante industrie galvaniche ci sono in zona ?

Esatto: qualche decina.

Considerando che il controllo sulla compilazione della scheda di autovalutazione è estremamente rapido, ti rendi conto che in poco tempo arriveranno a te.

E, come minimo, prenderai una sanzione, che dovrai pagare per poi, ovviamente, metterti in regola. Su questo voglio aprire una parentesi, su cui poi ci torneremo: devi metterti in regola, secondo i loro “parametri”, il che  può significare spendere decine e decine di migliaia di euro;                                             seguimi, perché nel corso di questa lettera scoprirai come fare ad evitare tutto questo;

  1. Poiché immagino che tu voglia fare le cose per bene e vorrai compilare la scheda, che ci scrivi dentro ? Come la compili ?  Hai veramente qualcuno che possa affiancarti e permetterti di fare le cose                  al meglio ?

Nulla da obiettare verso il tuo consulente, per carità, ci mancherebbe: sono certo che è  persona di fiducia e cerca di fare il meglio per te.

La questione, però, è che, in questo caso, se non ha competenze in chimica, può, involontariamente, causarti grossi problemi: te lo dico perché il 99% dei consulenti NON ha una laurea (o un diploma) in Chimica o Ingegneria Chimica. E poiché, le competenze in questo settore sono molto delicate, puoi benissimo comprendere che il pasticcio è dietro l’angolo.

È pericoloso non compilare la scheda di autovalutazione; ma può essere ancora più pericoloso compilarlo superficialmente o in maniera inesatta, in assenza di competenze di chimica.

  1. Immagino saprai che l’ASL suggerisce di applicare una recente Norma, la UNI EN 17059:2018, studiata per i trattamenti galvanici, per lo meno riguardo la corretta progettazione delle vasche che danno origine alla formazione di idrogeno (ad es. la sgrassatura elettrolitica catodica). Hai un’idea, e, insieme a te, il tuo consulente, della complessità della sua lettura e applicazione ?

 

Io l’ho letta ed applicata e posso dirti che, ben difficilmente, una galvanica è in grado di rispettare tutte le condizioni progettuali che vi sono riportate, e mi limito agli aspetti correlati al rischio esplosione.        Quindi che puoi fare ? C’è un’altra strada che ti permette di valutare il rischio di formazione Idrogeno dalle tue vasche elettrolitiche, senza necessariamente attuare degli adeguamenti tecnici molto onerosi, se non impossibili.

  1. Anche compilare la scheda in maniera molto “certosina”, seguendo alla lettera le linee guida della ASL può essere pericoloso; e ti dico anche il perché.

Devi sapere che, per economizzare le procedure di ispezione, le ASL organizzano le schede di autovalutazione nel modo più vicino al loro modo di vedere le cose che, tradotto, suona più o meno così:

Le aziende galvaniche devono seguire al 100 % ciò che dice la normativa e quando andiamo a fare ispezione dobbiamo trovare TUTTO in ordine.

Questo obiettivo è certamente condivisibile, specie se si tratta di eliminare o ridurre i rischi di esplosione (e con l’idrogeno, ad esempio, non si scherza).

Ma, ciò che le ASL e gli ispettori non tendono a considerare, perché non rientra fra i loro compiti, è il costo ed il disagio per l’azienda.

A loro non interessa se questo nuovo adempimento costerà 1.000 o 20.000 euro: nella loro logica l’importante è che le cose siano fatte.

Dal loro punto di vista le cose sono semplici, perché non hanno atre responsabilità; dal tuo punto di vista la questione è molto complicata, specie se quei soldi possono far comodo in altri impieghi aziendali.

Per essere sicuro che tu capisca al 100% la filosofia delle ASL e degli ispettori, questo atteggiamento equivale a decidere che, per evitare incidenti automobilistici ad alta velocità nelle autostrade, gli Organi Competenti decidano di applicare dei dossi sul tracciato autostradale per limitare la velocità.

Comodo per loro, ma quanto disagio comporterebbe questa decisione agli utenti? Quanti costi?

L’esempio è volutamente estremo: spero non ci sia mai un pazzo che decida di applicare i dossi nelle autostrade; ma è solo per farti capire la mentalità degli ispettori: vogliono trovare tutto “ a posto”, a prescindere dai costi e dai disagi che deve subire l’utente; e, inoltre, gli ispettori non amano “essere ragionevoli”, non amano cercare di capire, perché il loro obiettivo è evitare di esporsi in prima persona: quindi o bianco o nero. Ed è proprio in questa direzione che è stata predisposta l’indagine dell’ASL.

 

Per concludere il ragionamento, ti suggerisco questa modalità di azione:

I° Compila la scheda di autovalutazione dichiarando di aver adempiuto alla valutazione del  rischio di esplosione, con l’intenzione di dare veramente inizio alla valutazione stessa. Questo ti permette ti spedire la tua scheda di autovalutazione senza incappare nella morsa dell’ASL che va a stanare tutti quelli che la scheda non l’hanno compilata.

 

II° Dai effettivamente inizio alla valutazione ed è a questo punto che posso intervenire io e darti veramente una mano. Per evitare di applicare pedissequamente la normativa UNI che ti ho citato, che equivarrebbe ad infilarsi in un tunnel senza vie di uscita, ti suggerisco di pianificare una campagna d’indagine della presenza di idrogeno fuoriuscente dalle tue vasche, ovviamente sapendo quali (devi saper scegliere fra le vasche che effettivamente possono generare idrogeno in quantità pericolosa).

 

Mi preme solo dirti questo: sappi che nessun laboratorio di misure vorrà mai farti le analisi…perché ? Il motivo è presto detto: dato che i campionamenti devono essere effettuati sui flussi di gas appena fuoriuscenti dalle vasche (carichi di sostanze acide corrosive), la prova diventa distruttiva per i sensori dello strumento che normalmente rilevano le % di gas o vapori infiammabili in aria.

 

Quindi, da una parte i tecnici che analizzano la presenza dei gas infiammabili (come perdite ad es.) non hanno assoluta dimestichezza con la chimica e, soprattutto, con quella aggressiva, dall’altra i laboratori di analisi non hanno standard per la ricerca di idrogeno nei flussi gassosi, per cui non hanno attrezzatura adatta, metodica analitica di riferimento, competenza ed esperienza.

Capisci come la situazione sia alquanto ingarbugliata ?

Eppure, un modo per evitare tutto questo c’è.

 

E senza il bisogno di sostituire il tuo consulente sulla sicurezza: posso tranquillamente affiancarlo e collaborare con lui dandogli suggerimenti per risolvere questa situazione e/o posso formare i tuoi stessi collaboratori.

Ho infatti messo a punto un metodo, il metodo ITAMO-HP (ITAMO - Idrogeno Plus).

La buona notizia è che il metodo ITAMO-HP risolve sempre questi problemi.

 

La cattiva notizia è che non può essere applicato a tutti i tipi di industrie galvaniche. Per questo, ti invierò, se vorrai seguirmi in questo percorso, un questionario da compilare e da reinviarmi, all’indirizzo itamo@itamo.it: appena mi arriverà il questionario, lo esaminerò e potrò dirti con certezza se il metodo è applicabile alla tua azienda, con il risultato di farti risparmiare decine di migliaia di euro e adempiere all’obbligo di effettuare la valutazione del rischio da esplosione di idrogeno, sapendo esattamente dove e come intervenire.

 

Richiedi dunque il tuo questionario all'indirizzo email: itamo@itamo.it, lasciando i tuoi riferimenti.

A presto

Con stima, Italo Moro.

 

P.S. inviami la richiesta al più presto; infatti non hai molto tempo a disposizione ed io ho un tempo limitato per seguire tutte le aziende; per cui se mi arrivano altre richieste prima della tua e raggiungo il limite di ore per cui posso lavorare ogni giorno, devo necessariamente mettere la tua in secondo piano

 

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17-6-2019